Dindada: il viaggio poetico di Mariaelena Lazzaro incanta Villa Bruno

Dindada: il viaggio poetico di Mariaelena Lazzaro incanta Villa Bruno

Presentata a San Giorgio a Cremano la silloge che esplora l’equilibrio tra malinconia e rinascita.
SAN GIORGIO A CREMANO, 28 FEBBRAIO 2026 – Una sala gremita e un’atmosfera di rara intensità hanno fatto da cornice, venerdì 27 febbraio nella Sala Massimino di Villa Bruno, alla presentazione di Dindada, la nuova raccolta di poesie e racconti di Mariaelena Lazzaro.


L’evento, introdotto dal presidente di Ossorosso Edizioni Dave Given e dalla padrona di casa la dottoressa Maria Falbo, e poi moderato con eleganza dalla dottoressa Teresa Castaldo e dalla poetessa Assunta Sperino, ha svelato al pubblico l’anima di un’opera che lo scrittore Gianni Solla, autore della prefazione, definisce come “un viaggio tra il delicato equilibrio di malinconia e rinascita”.

A rendere la serata memorabile è stata la scelta non convenzionale dell’autrice: affidare la lettura di parte dei propri brani ad alcuni dei suoi alunni. I ragazzi hanno dato voce a quel “ritrovarsi in abbracci che riportano a casa”, trasformando la presentazione in un ponte emotivo tra la cattedra e la vita. La voce degli studenti ha incarnato perfettamente lo spirito della raccolta: un’esistenza che si nutre di emozioni intense, capace di passare dal “calore delle lacrime” alla “leggerezza di una libellula”.
Durante l’incontro è emerso il carattere sensoriale di Dindada. Come sottolineato dai relatori, la silloge è un percorso che attraversa l’amore in tutte le sue sfaccettature: dai baci di Klimt ai profumi di menta e ricci spettinati, fino ai paesaggi dell’anima che toccano Calitri e Fiastra.
“Dindada è una parola magica che si fa ascoltare per il tempo della lettura” e ieri sera quella magia è diventata reale, offrendo ai presenti uno spazio di riflessione e risonanza interiore.
Dindada di Mariaelena Lazzaro non è solo una raccolta di versi, ma una mappa per orientarsi tra assenze palpabili e risvegli luminosi. Un invito a non sentirsi soli, anche quando l’assenza fa male, aspettando la fioritura dei glicini e la pace del cuore.

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