Gran pienone alla libreria Galla-Libraccio di Vicenza

Gran pienone alla libreria Galla-Libraccio di Vicenza

Vicenza – ore 17,30 di un venerdì

Sono seduto di spalle alle scale che conducono in questa sala, al secondo piano della Libreria Galla-Libraccio. C’è silenzio.
Manca solo mezz’ora all’inizio della presentazione e tutte quelle file di sedie bianche vuote fanno un po' paura. Sono solo.
Tiro fuori dallo zainetto il canovaccio del dialogo con l’autrice, che ho stampato stamattina, prima di partire da Roma. Decido di rileggerlo un’ultima volta. 
Sono alla terza riga quando sento alcune voci. Mi alzo in piedi, mi volto. Una coppia si avvicina.
«No, dai. In prima fila proprio no…» 
«Vi giuro che non interroghiamo…» Mi affretto a dire per rompere il ghiaccio, prima di presentarmi. Conosco così il papà di Elisabetta Bergomi, l’autrice con cui avrò il piacere di dialogare. Nella sua Vicenza, nella libreria più importante della sua città. 
La immagino emozionata e mi rendo conto che è proprio così quando, pochi minuti dopo, mi stringe la mano. Ha lo sguardo di chi ci tiene tantissimo e di chi, questo momento, lo teme anche un po’.
Passano pochi minuti e un signore distinto, in giacca e cravatta, si palesa dalle scale.
Punta dritto verso di me. «Devi essere Luca.» 
L’uomo che ho di fronte è Alberto Galla. Il proprietario della libreria che da 130 anni è un luogo che fa avvicinare alla cultura gli abitanti di Vicenza.
Chiedo il permesso a Elisabetta di allontanarmi un attimo e mi fermo in un angolo a chiacchierare col padrone di casa. Parliamo di questa libreria, la cui storia è davvero appassionante.
Intanto, con la coda dell’occhio, vedo transitare diverse persone che salutano Elisabetta. 
Sono le 17,55 quando sento la sua voce.
«Luca, perdonami, è tuo questo zainetto?»
Nel girarmi, vedo la sala. Dentro di me penso “È un’altra”. Non c’è un solo posto libero e il mio zaino occupa l’ultima sedia disponibile.
Alberto mi guarda, sorride. È contento quanto me nel vedere questa luogo pieno di persone, peraltro con tanti ragazzi giovanissimi.
Si comincia. 
Elisabetta è concentrata, spigliata, chiara e non ha un solo attimo di esitazione. 
In sala il clima è di quelli che profumano di gioia e di piacere nel condividere il percorso di una persona amica.
Gli studenti in prima fila si confrontano con la loro professoressa citando Dante, mentre si parla di Giustizia, Verità, Libertà e Bellezza.
E io, per l’ennesima volta, mi ritrovo a domandarmi perché si continui a dire che i ragazzi non leggono. Tutto sta a coinvolgerli nella maniera giusta… Chiaramente, la professoressa Bergomi ci riesce alla grande.

Il tempo vola via in fretta, tra battute e momenti di lettura, pensieri sul mondo dei fantasy e ragionamenti sul silenzio e sull’importanza di camminare anziché correre… Il solo inconveniente, quando si cammina, è che si rischia di fare tardi e… Sono passate le 19…
La libreria deve chiudere e l’autrice deve ancora firmare le copie.
Sono l’ultimo a scendere le scale…
Mi guardo alle spalle… La sala è di nuovo vuota, come due ore fa.
Sorrido, felice, per questo tempo speso bene e inizio a scendere gli scalini.
Al piano sottostante c’è una fila.
Elisabetta, con accanto Alberto, sta scrivendo le dediche sulla prima pagine de Le Cercatrici.
Ha un sorriso che farebbe la gioia di qualsiasi editore. 
Bello, bello davvero.
Grazie Alberto e complimenti Elisabetta! 
Sei stata davvero eccezionale ieri pomeriggio!  

Luca Esposito

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